Un bosco verticale a Milano, la nuova sfida dei grattacieli verdi

Il quesito è sempre lo stesso: è possibile realizzare grattacieli che si coniughino con i bisogni dell’ambiente? La risposta arriva dal progetto dello Studio Boeri.

Grattacieli verdi

Grattacieli verdi

L’idea è di un vero e proprio “bosco verticale” che si svilupperà su due torri residenziali dell’altezza rispettivamente di 108 e 78 metri nel quartiere Porta Nuova di Milano. Le due torri di nuova realizzazione si inseriscono nel più ampio progetto di riqualificazione che comprende le vaste aree Varesine – Garibaldi – Repubblica – Isola, coordinato dal gruppo Hines Italia.

Grazie all’assegnazione di circa 200 milioni di euro questo progetto svilupperà due ampi lotti di circa 300 mila metri quadri di ampiezza. La maxi operazione di riqualificazione urbana, che comprende anche l’area di Porta Nuova, è ormai entrata nel vivo. Si prevede che ogni edificio realizzato riceva la prestigiosa certificazione LEED (Leadership in Energy and environmental design) che ne attesterà la qualità abitativa e realizzativa.

Con questo progetto innovativo la città di Milano si trova ad una “svolta ambientale”. L’idea del “Bosco verticale” nasce per sopperire alla costante necessità di spazi verdi tipica delle città altamente industrializzate. Inoltre i tempi di realizzazione per l’intera opera sono da record, visto che l’intero quartiere di Porta Nuova dovrà essere terminato in previsione della tanto attesa Expo del 2015.

L’innovazione del “Bosco Verticale” a Milano

Si attende in particolare la realizzazione delle due strutture residenziali di Boeri.

Il bosco verticale

Il bosco verticale

In piena sintonia con il teorico dell’architettura “creativa” Mc Donough Boeri spiega che sviluppando su una superficie piana il verde previsto nei 150 appartamenti delle torri si ottiene un bosco di un ettaro. Il rivestimento verde conterà 120 alberi dalle grandi dimensioni, 544 avranno una taglia intermedia e si finirà con più di 4.000 arbusti di piccola taglia: faggi, acacie gialle, lecci, aceri, frassini, corbezzoli e arbusti ornamentali collocati sulle quattro differenti facciate delle due torri, disposte a strati, con 50 essenze per ogni livello.

Questa tipologia d’edificio è stata pensata principalmente per ridurre il consumo di suolo.

Si tratta di bioedilizia per la Milano che cambia, i residenti sono quelli della Milano di sempre che hanno deciso di spostarsi nell’hinterland.

Inserimento nel territorio

Inserimento nel territorio

Ma i benefici di questa nuova soluzione costruttiva sono evidenti: la disposizione delle piante sulle facciate serviranno per proteggere l’intera struttura dalla sovraesposizione solare durante i mesi più caldi; nei mesi invernali invece la luce filtrerà tranquillamente. Una soluzione di questo tipo è anche utile per combattere l’inquinamento acustico e per catturare le polveri sottili presenti nell’aria, in più rilasceranno umidità e produrranno ossigeno necessario alla nostra sopravvivenza.

Si tratta di edilizia all’avanguardia interamente testato nella galleria del vento del Politecnico di Milano. Il “Bosco verticale” è stato testato con prove di carico utili a valutare la resistenza degli alberi alle raffiche di vento. Test di questo tipo, oltre a tutte le valutazioni micrometeroligiche, e ai calcoli precisi per le vasche che conterranno le piante, sono necessari perché in questo caso vuol dire misurarsi con la Natura.

Ma chi pensa alla manutenzione?

Potrebbe essere una domanda banale, ma è anche la più logica: come avviene il monitoraggio delle piante? Il monitoraggio sarà costante e si avvarrà di sofisticate applicazioni di domotica.

Progetto grattacieli

Progetto grattacieli

Il capitolo sicurezza, in un progetto di questa portata, è stato studiato con enorme attenzione; ponendo soprattutto l’attenzione sia al rischio di rotture accidentali degli alberi – con conseguente ribaltamento della pianta, sia alla totale incolumità di chi si dovrà occupare di tutti gli aspetti relativi alla manutenzione.

Come è stato detto in precedenza l’effetto del vento svolge un ruolo importante a quelle altezze. Si opterà per un mix di piante sempreverdi e foglianti, scelte per la capacità di vivere nelle condizioni previste dal progetto e per non dare problemi di allergie, che una volta messe a dimora sono in grado di raggiungere anche 6 metri d’altezza.

La paesaggista e agronoma Laura Gatti è stata chiamata come consulente per questo progetto. Spiega l’importanza di verificare le piante una per una, il momento critico è quelli dei primi due anni, poi le radici saranno ben compenetrate nel vaso. Successivamente sarà compito della manutenzione verificare che gli alberi rimangano nei parametri stabiliti. La crescita e ogni bisogno delle piante, compreso lo stato delle vasche e il sistema di ancoraggio, verranno monitorati da sensori.

Innaffiamento centralizzato e sapiente distribuzione delle piante

Bosco verticale

Bosco verticale

Le piante saranno contenute in enormi vasche, riempite con 5 metri cubi di terra. Per quanto riguarda il sistema di irrigazione si sfrutteranno delle sonde contenute all’interno delle aiuole, in grado di segnalare il grado di umidità del substrato: quando si abbassa troppo inizia l’irrigazione. L’acqua utilizzata per il bisogno idrico delle piante arriverà da una falda sfruttata anche per il funzionamento delle pompe di calore. Si stima che l’intero sistema di irrigazione sfrutterà circa 6.500 metri cubi di acqua all’anno.

Le essenze non si distribuiscono nè in maniera casuale né in maniera solamente ecologica. L’intero complesso verde deve rappresentare un sistema architettonico che si ripete lungo tutte le facciate, si dovrà quindi rispettare anche un carattere di tipo ornamentale. Il fatto di avere una cortina di alberi – ci dice ancora l’architetto Stefano Boeri – crea un micro clima con 2-2,5 gradi in meno d’estate. La terra pesa e questo ha voluto dire attenzione alle strutture. Una rete elettrosaldata sul fondo garantirà l’ancoraggio degli alberi”.

In conclusione possiamo affermare che ci si trova di fronte ad una sfida decisamente innovativa e ricca di stimoli, per ora raccolta con successo dalla città di Milano. La speranza è quella che edifici di questo tipo non rimangano degli episodi isolati, o, ancora peggio, dei progetti su carta utili solo a vincere concorsi di architettura.

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