Curare le piante: come riparare le ferite degli alberi

Se un albero subisce una rottura traumatica può reagire neutralizzando da solo la ferita; quando si tratta di lesioni gravi è possibile aiutare la pianta a superare il trauma.

Può capitare spesso di “ferire” una pianta, magari durante le operazioni di potatura graffiando in modo profondo la corteccia, oppure possono capitare rotture accidentali di rami.  Dopo questi eventi traumatici il sistema di difesa della pianta agisce cercando di ricostruire la propria superficie vitale, eliminando ogni tipo di discontinuità il più rapidamente possibile. Questo meccanismo di difesa di ogni pianta serve principalmente per impedire l’attacco di funghi e batteri sulla zona lesionata.

 regolamento del verde

Albero lesionato

La rigenerazione dei tessuti superficiali avviene grazie alla presenza di cellule indifferenziate, chiamate meristemi, attive nella pianta fino alla morte dell’esemplare; queste cellule,  mediante la talea, sono in grado di consentire alla pianta una vita praticamente infinita.

Le piante sviluppano tecniche di autodifesa

Proprio come avviene per l’epidermide anche le piante ogni anno si rinnovano, producendo cellule nuove e legno nuovo. Lo schema di accrescimento predefinito varia da pianta a pianta, in più può essere anche una reazione a stimoli ben definiti.

L’esempio più tipico è quello del ramo spezzato, quando questo si spezza molti parassiti cercano di insediarsi all’interno del legno attraverso la “ferita”; la pianta si difende nei confronti di questo attacco creando una barriera (“barrier zone”), questa funzionerà come una seconda pelle in grado di isolare il problema: la zona morta o attaccata dai parassiti rimarrà più esterna, mentre la “seconda pelle” ricrescerà all’interno.

Ogni specie crea in maniera differente lo strato difensivo. In questa operazione è molto importante lo stato di salute iniziale della pianta, poiché un’operazione di questo genere porterà l’esemplare a spendere un gran numero di energie utili per la ricostruzione.

La prima operazione che la pianta compie, prima della formazione di questo strato di difesa, è quella di emettere una sorta di sostanza che potremmo definire “antibiotica”. Si tratta di una miscela di polifenoli che serviranno a contrastare l’ingresso degli agenti patogeni all’interno della ferita scoperta. Con il passare dei mesi l’emissione di questa sostanza va via via degradando, se la ricostruzione cellulare non avviene in tempi brevi i patogeni rischiano di arrecare serissimi danni alla pianta.

Quando si presentano gravi spaccature

Ferite alberi

Ferite alberi

Se il diametro del taglio è maggiore o uguale ad 8 centimetri si può già parlare di un tipo di ferita importante. Quando le ferite hanno una dimensione minore di 5 centimetri la possibilità che questa si infettino è nettamente minore, cresceranno infatti con la dimensione della ferita stessa.

Esiste una regolamentazione, chiamata regolamento del verde, alla quale ogni comune deve attenersi e deve rispettare durante le normali pratiche di manutenzione delle piante. In questa regolamentazione sono indicati i diametri massimi sopra i quali non si considera più una semplice potatura ma un taglio. Per eseguire un taglio al di sopra di certe dimensioni è necessario richiedere dei permessi, poiché si può incorrere in sanzioni in caso di mancata autorizzazione.

In genere il limite è posto in 8 centimetri; esistono comuni, come per esempio quello di Bologna, che hanno deciso di porre il limite già a 7 centimetri.

Le ferite più complicate da sanare sono quelle di tipo allungato e slabbrato, poiché potrebbero dare origine ad uno scosciamento della branca.

Ecco cosa avviene dopo un taglio

Quando un ramo si spezza la pianta inizia a produrre tessuto meristematico; questo si accumula alla base della ferita determinando un rigonfiamento denominato “collare”. In questa fase il tessuto si sviluppa velocemente e in maniera piuttosto disordinata, la pianta inoltre smette di fornire sostanze nutritive alle porzioni di tessuto vivo vicino alla ferita.

Lesione tronco

Lesione tronco

Questo punto ormai compromesso diventa quindi una zona di rottura preferenziale, la parte di ramo danneggiato ancora attaccato al tronco col tempo verrà eliminato.

Se si vuole eliminare manualmente la parte di ramo ancora attaccata a tronco è necessario praticare un taglio subito sopra il collare.

Cosa accade in presenza di grandi tagli

Quando le ferite si presentano non come rottura di un ramo la pianta si comporta in maniera differente per rimarginarle.

Le ferite del tronco comportano qualche difficoltà maggiore. In presenza di lesioni di grande dimensione la pianta inizierà a produrre del legno nuovo per cercare di isolare la ferita, in maniera tale da non intaccare la parte sana. Anche in questo caso si creerà una sorta di “barrier zone” ricca di polifenoli. La produzione di queste sostanze che arrivano in soccorso della zona malata avviene a discapito della lignina: la struttura lignea si indebolisce, aumentando quindi il rischio di spaccature o di improvvisa perdita dei rami.

Quando le piante mettono in atto questi meccanismi di difesa le energie spese sono molte; se episodi di questo tipo si ripetono con frequenza la pianta ne risulta indebolita, quindi più a rischio per quanto riguarda gli attacchi di agenti patogeni.

Come può intervenire l’uomo per curare le piante

Tronco spezzato

Tronco spezzato

In presenza di ferite l’uomo può intervenire solamente favorendo il naturale ripristino della superficie esterna.

Un’altra operazione che si può compiere per diminuire il ristagno di umidità e la possibilità di infezioni è l’eliminazione di ogni tipo di foglia secca o di residuo di vegetazione.

Inoltre prima di praticare ogni tipo di taglio o potatura è indispensabile disinfettare tutti gli strumenti di taglio con alcool puro. In più in presenza di rami spezzati in modo irregolare è sempre bene ridefinirne le superficie, in modo tale da far scorrere l’acqua evitando accumuli.

Se si devono praticare tagli di una certa importanza è meglio accorciare il ramo con una motosega, il taglio successivo è meglio realizzarlo con una sega a mano, per evitare di cuocere i tessuti vegetali.

Quando si procede con l’eliminazione dei tessuti morti si deve stare molto attenti a non eliminare quelli vivi, per evitare di danneggiare la “barrier zone”. Si consiglia di procedere con i tagli solo se strettamente necessario.

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