Il fico d’India: una cactacea da frutto

I fiori del fico d'India sono ermafroditi e caratterizzati da intensa colorazione

Il fico d’India è una pianta appartenente alla famiglia delle cactacee originaria dell’America del Sud, molto diffusa in Italia in particolare nelle aree del mezzogiorno. In Campania, Calabria e Sicilia il fico d’India  si è da tempo naturalizzato, divenendo un importante elemento del paesaggio agrario.

Tra le varie specie di fico d’India, la più famosa è la Opuntia ficus indica, utilizzata per produrre i caratteristici frutti.

Questa specie ha trovato impiego in agricoltura nel mezzogiorno per lo sfruttamento dei terreni marginali, aridi e rocciosi. Proprio la grande rusticità di questa pianta ne ha determinato il successo, visto che può essere coltivata in terreni spesso poco utilizzabili per altre colture.

Caratteri botanici del fico D’India

La pianta si caratterizza per i rami formati dai cladodi di forma ellittica, volgarmente detti “pale”, carnosi, di consistenza tenera e succulenta e su cui sono presenti le caratteristiche spine. I fiori sono ermafroditi. I frutti, anche essi dalla buccia spinosa, sono dolci e aromatici con molti semi. I frutti sono a polpa bianca (Fico d’India musca redda), rossa (Fico d’India sanguigna)  o gialla (Fico d’India surfasiva).

Tecniche colturali del fico D’India

Il fico d’India teme il freddo e i ristagni idrici, per cui è bene porlo in zone soleggiate e dotate di un terreno che facilita lo sgrondo dell’acqua in eccesso.

Per la moltiplicazione del fico d’India si utilizzano pale di due anni poste a radicare. Le pale vengono prima tagliate al punto di inserzione con la pianta madre in autunno o in primavera. Dopo qualche giorno di esposizione al sole si interrano per metà. Le cure colturali del periodo primaverile estivo inoltre prevedono l’eliminazione dei cladodi malformati e di quelli che vengono in contatto tra loro.

In Sicilia allo scopo di ottenere una produzione tardiva si effettua la tecnica della “scozzolatura”. Questa operazione consiste nel fare cadere con un bastone i frutticini della fioritura normale presenti verso la seconda metà di maggio allo scopo di ottenere una seconda fioritura.

La seconda fioritura porterà alla fruttificazione in autunno-inverno.

I frutti della seconda fioritura, detti bastardoni, sono più grossi, più gustosi e più sani; infatti la maturazione più tardiva permette di sfuggire all’attacco da parte della mosca mediterranea della frutta.

Il fico d’India a scopo ornamentale

fico d'India

Frutti e pale del fico d'India sono ricoperti dalle caratteristiche spine

L’effetto estetico di questa pianta è determinato sia dalle pale che dai fiori molto colorati.

Per uso ornamentale, il ficodindia, può essere posto in piena terra per realizzare siepi e barriere di confine in grandi spazi aperti, rievocando antichi paesaggi del mondo rurale siciliano. Inoltre la pianta può essere coltivata anche in vaso nei giardini e terrazzi. A tal fine è commercializzata in contenitori con diverso diametro, dai 15 ai 35 cm e in grandi mastelli, ma sono reperibili anche piccole talee che fioriscono in genere già dopo un anno di età.

Il rinvaso può essere effettuato ogni due anni, avendo anche cura di osservare la presenza di radici danneggiate o annerite che vanno quindi asportate.

Virtù e proprietà del fico d’India

I frutti sono ricchi di zuccheri, pectine, fibre e sali minerali (calcio e fosforo); inoltre i frutti sono ricchi di benefici antiossidanti come l’acido ascorbico, carotenoidi e flavanoidi.

Tra i flavanoidi si annovera in particolare la presenza di quercetina, una sostanza con spiccate qualità antiossidanti e anticancro. Infine il decotto ottenuto dai fiori di fico d’India ha forti proprietà diuretiche.

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