Innestare le piante per renderle resistenti e produttive

Innestare le piante

L'arancio amaro si usa come portainnesto per l'arancio dolce per la resistenza ai marciumi del colletto

L’innesto è un metodo di moltiplicazione delle piante che prevede l’unione di porzioni di piante diverse in modo da costituire un unico individuo.

In un albero innestato pertanto si distinguono una parte superiore costituita dal nesto, ovvero l’oggetto innestato e una parte inferiore costituita dal portainnesto, ovvero la pianta su cui si effettua l’innesto. Il nesto darà luogo alla chioma con fiori e frutti, mentre il portainnesto darà origine all’apparato radicale della pianta. Una pianta innestata è detta quindi bimembre.

Perché innestare una pianta?

Le motivazioni che spingono ad effettuare l’innesto sono molto spesso legate all’adattamento della pianta a specifiche condizioni di clima e di suolo.

I portainnesti sono infatti di solito piante che hanno un carattere più rustico rispetto al nesto, pertanto inducono nella pianta resistenza al freddo, all’aridità, al calcare eccessivo del terreno, ecc. Alcuni portainnesti possono essere utilizzati dare una forma contenuta alla pianta, i cosiddetti portainnesti “nanizzanti”. L’innesto può anche essere effettuato per ringiovanire piante invecchiate, o per sostituire parti di pianta danneggiate.

Resistenza alle malattie

La resistenza alle avversità biotiche è uno dei motivi principali che spingono all’innesto.

In Europa all’inizio del ‘900 la vite, che allora non veniva innestata, subì una infestazione devastante da parte dell’afide conosciuto come fillossera.

Solo l’introduzione della vite americana, utilizzata come portainnesto e resistente alla fillossera, permise il recupero della viticoltura a quei tempi messa in ginocchio.

Oggi sono numerosi gli esempi di portainnesti che inducono resistenza alle malattie o alle infestazioni di insetti nocivi: l’arancio dolce viene innestato su arancio amaro per proteggerlo dai marciumi radicali e del colletto, le varietà di pomodoro Beaufort e Unifort vengono sfruttate come portainnesti per la resistenza a malattie come verticillosi e fusariosi,

Tipi di innesti

Gli innesti principalmente usati in arboricoltura sono a gemma e a marza.

Innesti a gemma

Negli innesti a gemma in nesto è costituito da una gemma provvista di una porzione di corteccia più o meno estesa. Gli innesti a gemma prevedono quindi l’inserimento di questa gemma in una piccola spaccatura a forma di T creata sul portainnesto. Questo tipo di innesto a gemma viene detto “a occhio” e può essere distinto in occhio vegetante, quando viene eseguito in primavera e a occhio dormiente, quando viene eseguito alla fine dell’estate.

Altri tipi di innesto a gemma sono quello “a pezza” e quello “ad anello” dove vengono asportate piccole porzioni di corteccia del portainnesto e sul quale viene inserita la gemma e legata strettamente. Gli innesti a gemma vengono effettuati durante il periodo primaverile-estivo, ovvero quando la corteccia si distacca più facilmente dal legno del portainnesto.

innesto a marza a spacco

L'innesto a marza "a spacco" viene eseguito creando una spaccatura sul ramo del portainnesto ed inserendo le marze, che devono essere strettamente legate al portainnesto anche con l'uso di un mastice

Innesti a marza

Negli innesti a marza il nesto è costituito da un pezzo di ramo munito di una o più gemme. Gli innesti a marza vengono in genere detti “a spacco”: le marze vengono appositamente sagomate e inserite in uno spacco creato su un ramo o sul tronco capitozzato. Gli innesti a marza si eseguono in genere alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera. In genere le marze vengono prelevate nell’inverno precedente e conservate a temperatura controllata.

La tecnica dell’innesto viene utilizzata anche in orticoltura e floricoltura. Nel caso delle piante erbacee l’innesto sta recentemente trovando utilizzo sempre più spesso come mezzo alternativo all’uso del bromuro di metile ormai bandito da diversi anni.

Condizioni di attecchimento

Sia per le piante arboree che erbacee, affinché l’innesto riesca, è indispensabile che il nesto e il portainnesto siano tenuti congiunti in modo saldo per facilitare lo sviluppo del “callo d’innesto”. I due bionti possono quindi essere tenuti strettamente insieme con un’appropriata legatura. Inoltre un’adeguata umidità e la temperatura sono altri fattori che influenzano l’attecchimento dell’innesto, è quindi opportuno evitare di effettuare l’innesto in giornate troppo ventose. Per facilitare l’attecchimento dell’innesto può essere utile porre un mastice, reperibile nei negozi di giardinaggio,  costituito principalmente da pece, resina e cere.

Affinità di innesto

Come già accennato, gli innesti sono possibili anche tra piante appartenenti a specie diverse, tuttavia in questo caso il nesto e il portainnesto possono avranno un diverso grado di affinità. Il pero ad esempio attecchisce meglio innestato sul cotogno che su pero stesso. Il mandorlo può essere usato come portainnesto per pesco, susino e albicocco.

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