Noce, nocciolo e castagno: alberi da frutto spontanei di collina e montagna

Questi alberi da frutto sono quelli che un tempo erano parte integrante del paesaggio agricolo naturale.

Oggi purtroppo non sono più così presenti, nonostante siano indispensabili per mantenere un ottimale assetto ecologico e idrogeologico del territorio collinare e pedemontano.

Le radici di queste piante sono molto robuste e contribuiscono a limitare l’erosione del suolo; la decomposizione delle foglie cadute invece contribuisce alla formazione dello strato di humus; i frutti, i fiori e le foglie, in più, sono ottimo cibo e ottimo riparo per la fauna locale.

Soprattutto se a livello familiare, è molto importante ricominciare a coltivare specie di così grande importanza per l’ecosistema. Oltre ai vantaggi appena elencati queste piante sono in grado di regalare un saporito raccolto.

Noce, nocciolo e castagno sono le specie più note, ma ci sono anche altre specie solitamente ignorate attualmente, ma apprezzate nella frutticoltura del passato. Tra queste ricordiamo sorbo, giuggiolo e azzeruolo: sono tutte piante molto robuste che non richiedono una gran cura. Anche in questo caso la coltivazione di piante ormai dimenticate costituisce un contributo per la salvaguardia di un patrimonio che altrimenti andrebbe dimenticato.

Frutti con la corazza

Frutti come castagno, noce e nocciola, e altre piante con la fruttificazione nei mesi invernali, sono caratterizzati da corazze, o sotto forma di gusci durissimo o di ricci spinosi.

Queste corazze sono un espediente naturale per proteggere i frutti sia dal freddo che dagli animali: solo in primavera questi frutti si libereranno dalla corazza e avranno la possibilità di radicare e germogliare liberamente.

Castagno

Castagno

Castagno

Il castagno si coltiva fino ai 1200 metri; non tollera i climi estivi e deve ricevere acqua nei mesi estivi e autunnali.

Il terreno che ospiterà le sue grandi radici deve essere fertile e abbastanza profondo, di tipo neutro o acido. Per la crescita di questa pianta è indispensabile il sole. E’ importante comunque considerare, al momento della piantumazione, lo spazio necessario per far crescere la pianta, considerando che questa raggiungerà dimensioni maestose.

In Italia, più precisamente in Sicilia, esiste un esemplare di castagno antichissimo, di circa 2000 anni, chiamato il “castagno dei 100 cavalli”.

Si consiglia una potatura primaverile. Se si tratta di esemplari giovani si dovrà utilizzare un concime organico a fine inverno, e un prodotto ricco di azoto per favorire la fioritura nei mesi di settembre e ottobre. Il vento si occuperà dell’impollinazione.

Per la raccolta i frutti maturi cadono al suolo e si estraggono dal riccio. Se volete individuare quelli bacato basterà metterli in acqua ed eliminare tutti quelli che galleggiano. Se conservati nelle condizioni ottimali, cioè in luoghi freschi e asciutti, i frutti si conserveranno anche per due mesi.

Noce

Noce

Noce

Anche questo albero non ha grandi esigenze ed è in grado di resistere bene sia a temperature fredde che calde. Può crescere benissimo sia in pianura che in media collina. Cresce bene in terreni fertili ma non asciutti; è importante che non ci siano ristagni d’acqua a livello delle radici. Il suolo calcareo è ben tollerato.

Questa pianta viene coltivata in forma naturale. E’ meglio non potare il legno vecchio, poiché le ferite si rimarginano con difficoltà. E’ quindi consigliabile sfoltire i rami più giovani ogni anno, per evitare di trovarsi nella situazione di dover tagliare rami di grandi dimensioni. Per quanto riguarda l’irrigazione è meglio praticarla solo per gli esemplari più giovani; dopo questo primo periodo non sarà più necessario.

Per raccogliere i frutti basterà scrollare o scuotere i rami semplicemente con dei bastoni. Per evitare che il mallo si annerisca e diventi duro è consigliabile l’eliminazione subito dopo la raccolta.

Le noci possono esser conservate per mesi in luoghi freschi e asciutti; quelle normalmente in commercio subiscono dei processi di sbiancamento con anidride solforosa.

Nocciolo

Nocciolo

Nocciolo

Si tratta di una pianta tipica del sottobosco mediterraneo e delle Alpi. E’ una pianta robusta, che resiste bene al freddo, e poco esigente in fatto di terreno. E’ comunque consigliabile evitate le zone molto ventose.

In Italia la coltivazione di nocciole avviene principalmente in Piemonte e Campania, soprattutto in filari adatti alla raccolta meccanizzata.

Per le coltivazioni a livello familiare occorrono circa 5-6 anni prima che il nocciolo entri in produzione. I rami del nocciolo fruttificano solo per un anno, è quindi opportuno rinnovarne la chioma ogni anno.

Non sono necessari antiparassitari e la concimazione è suggerita solo nella fase giovanile.

Se i frutti cadono al suolo vuol dire che sono maturi. Tolte le foglie si dovranno far asciugare le nocciole al sole. Anche in questo caso, se in ambienti privi di umidità, le nocciole si conservano per mesi.

I “frutti antichi”

Nonostante lo scarso interesse commerciale questi frutti minori costituiscono un importante patrimonio genetico, ma soprattutto un’enorme memoria del passato. Inoltre sono una riscoperta di gusti ormai dimenticati da tempo.

Giuggiolo

Giuggiolo

Azzeruolo

Si tratta di un alberello ornamentale molto simile al biancospino; da fine estate ad inizio autunno produce frutti gialli o rossi che possono essere mangiati freschi o utilizzati per marmellate. Questa pianta non necessita di una grande cura. Ama il pieno sole ed è ottima per la composizione di siepi informali. I frutti sono un ottimo pasto per gli uccelli.

Corniolo

E’ una specie spontanea in Italia. Viene utilizzato come arbusto o pianta ornamentale. I piccoli frutti rossi che produce sono commestibili, utilizzati per produrre marmellate e liquori.

Giuggiolo

Il giuggiolo è un albero di origine cinese, utilizzato spesso come portafortuna da collocare vicino alle case.

Cresce bene anche in terreni particolarmente poveri o sassosi; predilige i climi miti. Fruttifica in autunno, dando origine a frutti molto dolci simili a datteri. La sciroppo che ne deriva è il ben noto “brodo di giuggiole”.

Sorbo

Un tempo era un albero molto diffuso. I frutti ci saranno dopo alcuni anni dalla piantagione; questi maturano in autunno e vengono consumati in inverno.

Questa pianta non è soggetta a malattie. In Francia e Germania viene utilizzato per la produzione di sidro.

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