Pensare per tempo alle varietà primaverili: la pianta di pesco

L’origine del nome di questa pianta ne fissa la terra d’origine la Persia, ma l’origine effettiva della painta di pesco è da ricercarsi in Cina, dove effettivamente viene coltivato da tempi immemori.

Per quanto riguarda l’arrivo di questa pianta nel mondo greco – romano si deve ringraziare Alessandro Magno, i romani si occuparono poi di diffonderlo in tutta Europa.

Pesche

Pesche

La pianta non raggiunge mai dimensioni troppo grandi, le foglie sono lanceolate e i rami sono di colore verde in fase di giovinezza, per poi scurirsi e irrobustirsi in età adulta.

L’elemento più suggestivo di questa pianta sono sicuramente i fiori; di colorazione rosa delicato spuntano prima delle foglie ed è possibile ammirarli a partire da marzo – aprile. Per quanto riguarda le varietà coltivate per la maggior parte si presentano come autofertili. Il frutto è ben conosciuto a tutti: si tratta di una drupa di dimensioni e aspetto variabili a seconda delle molte varietà presenti in natura.

Normalmente le pesche vengono classificate a seconda del periodo di raccolta, questo inizia da maggio per protrarsi fino a settembre. Purtroppo dobbiamo aggiungere che le pesche normalmente in commercio vengono proposte sul mercato spesso acerbe e con poco sapore, se avrete la fortuna di provare un frutto appena colto vi renderete conto che la fragranza tipica delle pesche è impossibile ritrovarla in quelle normalmente in vendita.

Coltivare il pesco: cure necessarie

Pesco in fiore

Pesco in fiore

Per ottenere dei buoni risultati è opportuno coltivare il pesco solo in aree dal clima mite, va comunque tenuto presente che in alcune aree del mediterraneo particolarmente calde si deve scegliere una particolare varietà di pesco con basso fabbisogno di freddo. E’ infatti necessario, per ottenere frutti e fiori, di un elevato numero di ore di freddo (da intendersi comunque con temperature non troppo al di sotto dei 7°C).

Uno dei punti deboli delle piante di pesco è la sensibilità alle basse temperature. Ciò, come capita normalmente con mandorlo e albicocco, tende a limitarne notevolmente il loro areale. Un freddo troppo intenso rischia di rovinare irrimediabilmente le fioritura e la fruttificazione, arrivando fino alla morte improvvisa in caso di gelate inaspettate.

Per quanto riguarda le caratteristiche del terreno questa pianta predilige suoli sciolti, anche sassosi; mal sopporta terreni argillosi ed esageratamente umidi. Se il terreno di coltivazione è calcareo è necessario procedere con un innesto da mandorlo, solo in quel caso la pianta vegeterà al meglio. Una condizione necessaria per la sopravvivenza del pesco è la coltivazione in aree dove precedentemente non sono stati coltivati altri esemplari della stessa specie, ciò accade perché negli anni si provoca un accumulo di tossine letale per la pianta stessa.

La coltivazione industriale ultimamente si è orientata sulle varietà di piccole dimensioni, in maniera tale da facilitare la raccolta anche senza l’ausilio di scale, ciò ha portato ad un abbassamento della vegetazione anche nelle specie semilibere.

fiori di pesco

Meravigliosi fiori di pesco

Il pesco va piantato nella stagione autunnale utilizzando astoni innestati da due anni: la produzione inizia rapidamente anche nella primavera dopo la piantumazione, questa è poi in grado di proseguire per almeno 20 anni se l’ambiente si presenta favorevole.

Questa pianta ama le concimazioni azotate e le irrigazioni sono particolarmente importanti in fase di fruttificazione, vanno infatti intensificate nel mese prima della raccolta dei frutti. Attenzione comunque a non esagerare, si consiglia infatti di procedere con irrigazioni scadenzate ogni 10 giorni circa.

La bolla del pesco

Tra le malattie più comuni che colpiscono il pesco c’è la bolla del pesco: si tratta di una malattia diffusa in particolare nelle regioni settentrionali dove la primavera si presenta particolarmente umida. E’ facile riconoscere la presenza di questa malattia poiché sul fogliame si sviluppano delle anomale bolle di colore rosato, queste portano alla caduta delle foglie stesse. Quando la temperatura inizia ad aumentare si attesta anche la scomparsa della malattia. E’ importante prevenirne la comparsa utilizzando durante il periodo invernale dei prodotti a base di rame.

Diradamento e raccolta

Albero di pesco

Albero di pesco

Il pesco è una delle piante tra le prime a fiorire ad inizio stagione, il numero di fiori prodotti è spesso imponente e difficilmente la pianta riesce a portarli tutti a frutto. Per evitare di ottenere fruttificazioni scarse è necessario optare per un diradamento, soprattutto per evitare che nel tentativo di portare a frutto tutti i fiori prodotti la pianta dia fondo a tutte le sue risorse, rischiando anche un indebolimento che potrebbe presentarsi come fatale durante la stagione invernale. Inoltre tale processo consente di ottenere frutti più grandi durante la produzione estiva.

A differenza di alcuni frutti, come per esempio le mele, le pesche non maturano più dopo esser state staccate dall’albero. E’ quindi importante procedere con la raccolta solo quando il processo di maturazione è ormai terminato e il colore è pieno: in questo modo il frutto non avrà più la classica polpa legnosa tipica del frutto ancora acerbo.

Staccare le pesche dal ramo è piuttosto semplice: prendete il frutto con la mano, accompagnate la trazione con una rotazione e il gioco è fatto.

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