Il pistacchio, una pianta resistente

Il pistacchio (Pistacia vera), è un albero appartenente alla famiglia delle Anacardiacee originario dell’Asia centrale.

La coltivazione del pistacchio in Italia: il pistacchio di Bronte

All’interno dello stesso genere Pistacia, si annoverano anche tipiche essenze della macchia mediterranea come il lentisco (P. lentiscus) ed il terebinto (P. terebinthus). Proprio quest’ultimo riveste una certa importanza ai fini colturali, in quanto può essere usato come portainnesto per il pistacchio sia per la sua estrema rusticità che per la sua plasticità di adattamento.

In Italia la coltivazione del pistacchio è limitata oggi maggiormente alle regioni meridionali ed insulari, in particolare in Sicilia.

Il provincia di Catania, dove è localizzata la maggior parte dei pistacchieti, si produce il famoso “pistacchio di Bronte”, prodotto tipico molto apprezzato.

Una pianta resistente

Pistacchio, pianta resistente

I pistacchi sono molto calorici ma anche ricchi di antiossidanti come la luteina

Il pistacchio è una pianta con spiccate caratteristiche di tolleranza ai deficit idrici e alle alte temperature.

Per la sua rusticità riesce a sopportare temperature estreme. Infatti nella sua zona di origine, che si attesta nelle zone montuose del Turkestan e dell’Iran, il pistacchio riesce a resistere a massime di 50 °C ed a minime di -20 °C.

Dal punto di vista del fabbisogno d’acqua, il pistacchio riesce ad adattarsi a produrre anche in zone piuttosto aride, con piovosità annua di 200-250mm annui.

La capacità di adattarsi di questa pianta si manifesta anche dal punto di vista pedologico, infatti può essere coltivato in suoli argillosi, sabbiosi, pietrosi, calcarei o vulcanici.

Caratteristiche botaniche del pistacchio

Il pistacchio si caratterizza per i rami corti e nodosi con un ciuffo di foglie terminale che dona alla pianta un aspetto caratteristico. Il pistacchio è una pianta dioica, ovvero a sessi separati.

Vi sono quindi piante “femmina” solo con fiori femminili, e “piante maschio”, solo con fiori maschili. Per ottenere i frutti sarà quindi ovviamente necessaria la presenza di entrambi i sessi.

Il pistacchio è una pianta secolare, con una fase giovanile piuttosto lunga, infatti i primi frutti si raccolgono in genere dopo 10 anni.

I frutti si distinguono per il colore dei cotiledoni che può essere verde o giallo.

Cure colturali

La potatura deve essere leggera e limitata ad eliminare i rami vecchi e deperiti, infatti la cicatrizzazione dei tagli è lenta. È bene eliminare i polloni dal portainnesto.

Gli impianti possono essere effettuati usando semenzali di terebinto o polloni radicati che vengono quindi innestati a maggio, con la tecnica dell’innesto a scudetto. Gli interventi di irrigazione e fertilizzazione possono essere limitati alla fase d’impianto della coltura ed ai mesi successivi.

Le varietà più diffuse sono la Bianca o Napoletana e la Cerasola.

La produzione dei frutti avviene a settembre. I frutti vanno tenuti al sole per venire essiccati.

Le proprietà del pistacchio

Il seme di pistacchio è molto calorico, ricco di proteine e grassi vegetali per cui non bisogna abusarne.

Tuttavia una recente ricerca condotta dalla Pennsylvania State University ha messo in luce la presenza nella dieta di un modico quantitativo di pistacchi di Bronte riduce sensibilmente la percentuale di colesterolo totale, ed in particolare del cosidetto “colesterolo cattivo”.

Inoltre il seme di pistacchio è ricco di luteina, un antiossidante dalle virtù anti-radicali liberi molto usata contro patologie come l’aterosclerosi, il morbo di Alzheimer etc.

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