Le Orchidee selvatiche del genere Ophrys: fiori che assomigliano a insetti

Il genere Ophrys appartiene alle orchidacee e comprende circa un centinaio di specie di origine europea.

La maggior parte di queste specie è distribuita sulle regioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Si tratta di orchidee selvatiche dette anche ofridi, caratterizzate da apparato radicale con tuberi rotondi o ovoidei, fusto eretto, una rosetta di foglie basali e fiori riuniti in caratteristiche infiorescenze con tre sepali superiori e tre petali inferiori.

Un fiore particolare

Il genere Ophrys rappresenta un caso particolare di evoluzione, con il fiore che ha subito un adattamento evolutivo più unico che raro. Infatti uno dei petali del fiore, detto labello, presenta una peluria (il nome Ophrys deriva da ophrus = ciglia in greco) ed è modificato in modo da somigliare all’addome della femmina del suo specifico insetto impollinatore.

Ma non finisce qui: il fiore emette anche delle sostanze volatili attrattive simili ai feromoni prodotti dalla femmina dell’insetto impollinatore. Questo insieme di stimoli visivi e odorosi conduce quindi gli ignari maschi sul fiore, con il quale, scambiandolo per la femmina tentano invano di accoppiarsi. Durante questo vano tentativo detto “pseudocopula” i maschi si caricano involontariamente dei pollini (strutture di aggregazione del polline) che andranno a depositare successivamente su un altro fiore.

Gli insetti impollinatori sono in questo caso per lo più apoidei: vespe ed api. La fioritura inizia in genere a marzo.

Specie principali di Ophrys

Ophrys bombyliflora,

Figura1: Ophrys bombyliflora, o fior di bombo. La fioritura avviene in aprile (foto del Dr. Pietro Zito)

Alcune decine di specie appartenenti al genere Ophrys appartengono alla flora spontanea italiana.

Tra le specie di ofridi più comuni nel nostro territorio vi è Ophrys bombyliflora, o fior di bombo (vedi figura 1). Questa specie è caratterizzata da fiori che appaiono ad aprile, di colore verde violaceo con il labello di colore bruno.

Ophrys apifera presenta invece i sepali di colore viola chiaro ed il labello rosso bruno con un disegno variabile di colore giallo, anche in questo caso il fiore ricorda l’addome di un insetto. Ophrys apifera si caratterizza  anche per l’autoimpollinazione, pressoché assente invece nelle altre specie appartenenti al genere Ophrys.

Ophrys ciliata così chiamata per il labello particolarmente peloso che ha una particolare colorazione argentea.

Ophrys sphegodes detta anche fior di ragno, si caratterizza per un disegno a forma di H sul labello con sfondo rosso brunastro.

Una specie più rara, tipicamente endemica della Sicilia è invece Ophrys pallida, diffusa fino a 600 metri di altitudine, che fiorisce da marzo a maggio (vedi figura 2).

Habitat

Ophrys pallida

Figura 2: Ophrys pallida,specie endemica della Sicilia (foto del Dr. Pietro Zito)

Le diverse specie di Ophrys possono colonizzare ambienti molto diversi, dagli ambienti boschivi, ai prati, alle zone secche ed asciutte.

In genere tutti gli ofridi prediligono posizioni soleggiate e un terreno ben drenato per evitare marciumi durante i mesi più piovosi.

Alcune specie, tipiche delle regioni europee più fredde, si adattano anche a sopportare temperature rigide e gelate. Le Ophrys crescono in inverno, fioriscono in primavera e sono in dormienza in estate.

Coltivazione delle orchidee selvatiche del genere Ophrys

La coltivazione in giardino di queste piante dai fiori così particolari non sempre è facile e richiede cure e attenzioni.

Occorre precisare che queste piante, per legge, essendo specie rare, non possono essere prelevate dal loro habitat naturale.

Le piantine possono provenire da vivai che le hanno propagate in vitro e micorrizate in vaso: questa simbiosi mutualistica con il fungo è una conditio sine qua non per lo sviluppo delle orchidee.

L’impianto deve essere fatto su un substrato ricco di sali minerali, asciutto e ben drenato. Si può utilizzare un substrato costituito in parti uguali da sostanza organica, perlite, pomice e seramis.

Il pH del terreno deve essere da neutro a leggermente acido (optimum attorno a 6.1). Un substrato di torba al contrario non si adatta bene a queste specie. Come citato prima è importante che queste piante vengano poste in un punto dove possano ricevere la giusta quantità di luce.

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