Aromatiche poco conosciute: la Santoreggia

La santoreggia è nota anche come erba dei Satiri. I romani utilizzavano normalmente quest’erba aromatica, Satureia Hortensis, per insaporire le salse e l’aceto poiché si tratta di una pianta dal profumo molto intenso.

Soprattutto nell’antichità quest’erba veniva considerata afrodisiaca, ed è proprio per questo motivo che in Grecia la dedicarono a Dionisio: si pensava che tra le proprietà della Santoreggia ci fosse quella di abbattere le inibizioni di uomini e donne in modo tale da permettere loro i comportamenti più sfrenati.

Satureia Hortensis

Satureia Hortensis. Foto di Andreasbalzer su Flickr

La sua cattiva fama la inserì tra le coltivazioni vietate dai monaci medievali. Ma sempre nel Medioevo se ne consigliava il consumo per alleviare la gotta, eventuali paralisi e fenomeni di diarrea.

Nel Rinascimento si usava definirla “salsa dei poveri” e veniva comunemente utilizzata per trattare le ulcere del cavo orale.

Ai giorni nostri questa pianta aromatica è tranquillamente diffusa sul territorio Europeo e in Asia occidentale. Non si usa spesso da sola ma solitamente si trova nelle miscele di erbe come per esempio le provenzali.

In Bulgaria la Santoreggia viene utilizzata diffusamente ed è tra gli ingredienti principali del piatto nazionale: dei tipici involtini di cavolo ripieni di cipolla, carne tritata, prezzemolo, paprika, aneto, pepe e santoreggia.

Quest’erba spesso è nota anche con il nome di “erba acciuga” a causa del suo gusto forte e pungente. E’ perfetta con la maggior parte degli ortaggi e dei legumi, in questo caso è meglio aggiungerla a fine cottura per apprezzarne a pieno il gusto.

Conoscere la Santoreggia

Si tratta di una pianta annuale con portamento cespitoso, radice a fittone e fusto ramificato. Le foglie sono lanceolate, di un verde piuttosto chiaro, ricoperte interamente da una leggera peluria. La comparsa dei fiori si rileva in estate, negli esemplari a crescita spontanea sono di colore bianco, mentre in quelle coltivate assumono tonalità più rosa o lilla. Crescono in prossimità dell’ascella fogliare e sono disposti in glomeruli. Una volta completata la maturazione i frutti della Santoreggia sono acheni di forma ovoidale.

Satureja montana

Satureja montana, foto by skrubtudse on Flickr

Questa pianta aromatica non vede una grossa diffusione sul territorio italiano allo stato selvatico, è comunque più semplice trovarla nelle aree centro – settentrionali sia in pianura che in alta collina.

Tra gli estimatori di questo esemplare ci sono gli insetti, ed in particolare le farfalle, tanto da considerarla tra le piante adatte per chi vuole creare un giardino naturale con particolari biodiversità.

Come abbiamo già accennato la Santoreggia viene comunemente individuata con il nome di erba acciuga, ma è possibile trovarla anche con il nome di erba spezia, sempre a causa del suo particolare aroma e gusto.

Ne esiste inoltre una varietà in grado di resistere maggiormente alle basse temperature, quindi adatta alle coltivazioni montane: si tratta della Santureja montana, pianta perenne dall’aspetto molto simile alla varietà tipica di quote più basse.

Coltivazione, raccolta e conservazione

La Santoreggia è molto semplice da coltivare. Non ha bisogno di un substrato particolare, anzi si adatta con estrema facilità a qualsiasi tipo di terreno, in particolare asciutto e ben soleggiato.

Si ottiene da semina primaverile, stando piuttosto attenti al dosaggio dei semi perché sono davvero di piccola dimensione. Quando spunteranno le prime foglie si può procedere con il diradamento delle piantine, in modo tale da garantire almeno 20 centimetri di spazio vitale tra un esemplare e l’altro.

L’operazione di diradamento va eseguita solo il primo anno, successivamente la pianta si riproduce in maniera completamente autonoma tramite auto semina, l’unico aspetto da tenere sotto controllo è quello di evitare che diventi infestante.

Innaffiatela regolarmente e procedete con concimazioni aggiuntive nei mesi più caldi. Se volete ottenere un secondo raccolto vi consigliamo di  potare gli steli durante il mese di luglio.

Normalmente si raccolgono le foglie giusto prima che avvenga la fioritura, queste andranno poi essiccate. I fiori devono essere raccolti in piena fioritura.

Se si procede con l’essiccazione della pianta è necessario conservarla all’interno di vasi di vetro: procedete tagliando i fusti alla base durante il mese di agosto, appendete poi i mazzi ottenuti in luoghi ventilati e ombrosi per almeno 15 giorni. Portateli poi al sole per qualche ora per far asciugare l’eventuale acqua, in fine batteteli per separare fiori e foglie.

Satureja montana - particolare fiore

Satureja montana - particolare fiore. Foto by fturmog on Flickr

Santoreggia: proprietà della pianta

Questa pianta aromatica contiene principalmente oli essenziali, tannino e zuccheri. Ha molte virtù benefiche da sempre sfruttate. Per esempio è molto utile per curare verminosi, stanchezza, digestioni particolarmente complicate e molti problemi legati all’intestino e all’apparato digerente.

Abbiamo già accennato alle virtù afrodisiache spesso attribuite alla santoreggia, proprio per questa ragione spesso veniva utilizzata anche per bagni stimolanti. Ovviamente non è possibile valutarne le proprietà afrodisiache, è comunque certo che questa pianta sia in grado di stimolare funzionalità sia cerebrali che fisiche: pare che rimanere immersi in un  particolare infuso realizzato con santoreggia, rosmarino, verbena e salvia abbia un effetto piacevolmente stimolante.

Non tutti sanno che questa erba aromatica si utilizza normalmente nella cosmesi ed in profumeria, è inoltre contenuta in molti prodotti specifici utilizzati per rinforzare capelli e cuoio capelluto.

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